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Bilanci 2016 delle macchine ceramica: straordinaria performance delle imprese di eccellenza

20 Marzo 2018

Analizzando i bilanci 2016 del settore dei macchinari per l’industria ceramica e del laterizio, il Centro Studi ACIMAC ha identificato, con metodi statistici, il gruppo omogeneo (cluster) delle imprese migliori del settore: si tratta di 28 imprese, per tre quarti italiane, prevalentemente produttrici di macchine per piastrelle (24), ma che include anche 3 imprese di eccellenza specializzate nelle macchine per l’industria del laterizio. Quanto alla tipologia di macchine, come ci si aspettava, v’è una relativamente maggiore presenza, in questo cluster, di imprese prevalentemente specializzate nella decorazione digitale e nella finitura, ma sono presenti anche imprese produttrici di stampi e di impianti per l’essiccazione e la cottura.

Le imprese di eccellenza, raggruppate in questo cluster, presentano mediamente una elevatissima redditività lorda e netta (ROI e ROS 14%, EBITDA 15% del fatturato, utile netto che rasenta il 14%). Sebbene il valore aggiunto in rapporto al fatturato sia di poco al disopra della media di settore, nel contesto dell’efficienza tecnologico-produttiva spicca la snellezza della gestione delle scorte di magazzino, che presenta un turnover altissimo (11,3 volte all’anno). Le 28 imprese “eccellenti” pagano mediamente i salari più alti del settore, ma hanno una produttività per addetto, misurata in termini di valore aggiunto, stratosferica: oltre 105.000 Euro per dipendente (oltre il 65% al disopra della media di settore). Ne consegue un costo del lavoro in rapporto al fatturato che incide solo per il 16,8%.

Per quanto concerne gli indicatori di salute e robustezza della struttura patrimoniale e finanziaria, le imprese “eccellenti” presentano un rapporto fra mezzi propri e mezzi di terzi (equity ratio) pari a quasi il 42%, tredici punti percentuali al disopra della media, invero piuttosto bassa, del settore. Risulta, di conseguenza, assai basso il tasso di indebitamento e, con esso, si riduce anche il grado di vulnerabilità finanziaria. L’EBIT, infatti, è 45 volte più grande del totale degli oneri finanziari. Gli abbondanti flussi di liquidità sono, infine, rappresentati da un cashflow in rapporto al fatturato più che doppio rispetto alla media di settore (10% contro il 4,6% del settore).

 

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