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Bilanci macchine Acimac 2016: in crescita tutta la filiera della ceramica.

19 Marzo 2018

Il fatturato globale del settore dei produttori italiani di macchinari per l’industria ceramica e del laterizio è cresciuto del 2,3% nel 2016, maggiormente nella componente vendite nazionali che nell’export, grazie anche agli incentivi pubblici del Piano Industria 4.0 (l’effetto riguarda, seppure in misura parziale, soltanto l’ultimo trimestre 2016 ma si esplicherà più ampiamente nel successivo 2017 e nell’anno in corso). Va detto che il principale settore cliente a valle, quello dei produttori di piastrelle, presenta da due anni una crescita vigorosa che sta recuperando, gradualmente, le posizioni perse durante la lunga crisi del mercato immobiliare mondiale. Va dunque rilevato un significativo effetto di traino nella filiera a monte, sul settore dei produttori di macchine per la ceramica, peraltro concentrato geograficamente nel distretto ceramico di Sassuolo, con ovvie implicazioni positive in termini di economie marshalliane di prossimità (risparmi sui costi di produzione, di transazione ed effetti positivi sul ritmo del progresso tecnologico). Questa influenza virtuosa è inoltre reciproca: i produttori di macchine ceramiche consentono, con le nuove tecnologie incorporate nei loro macchinari, alle imprese che producono piastrelle ceramiche di competere sui mercati globali con manufatti di elevatissimo livello qualitativo.

L’andamento degli investimenti italiani nel settore dei macchinari per la ceramica evidenzia una crescita significativa anche nell’ultimo anno (+5,2%). Lo dimostra la crescita del capitale investito per addetto, che in Italia raggiunge i 270.000 Euro per addetto, dai 250.000 del 2015. Si tratta di una crescita importante, dal momento che la crescita degli occupati spinge nella direzione opposta questo indicatore. L’incremento degli investimenti ha però l’effetto contabile di stabilizzare il ROI (redditività del capitale investito), anche se la redditività delle vendite ROS cresce di un terzo di punto percentuale. Il margine operativo lordo (7,43%) ed il risultato operativo (4,93%) sono entrambi in lieve miglioramento, nelle imprese italiane. Più dinamica risulta invece la crescita dell’utile netto (4,26%), grazie ad una bassa incidenza degli oneri finanziari (confermati dalla crescita del grado di copertura reddituale degli interessi passivi).

La produttività per addetto italiana (misurata come valore aggiunto per addetto) è cresciuta di oltre cinquemila euro nel corso del triennio; è di oltre trentamila euro, sempre dal 2014, la crescita del fatturato per ciascun lavoratore impiegato. Questo importante progresso in termini di efficienza produttiva non è solo apparente: non è stato infatti determinato dalla riduzione degli occupati, che invece sono cresciuti del 6,2%, ma dall’espansione delle vendite e degli investimenti produttivi che, insieme, hanno determinato un significativo miglioramento dell’efficienza. Il valore aggiunto, infatti, misurato in rapporto al fatturato ha mostrato una crescita di quasi un punto percentuale (dal 29,4% del 2015 al 30,2% del 2016). Nel contempo, come s’è detto, il fatturato globale del settore è cresciuto del 2,3%. Queste tendenze, prese insieme, indicano dunque che il valore aggiunto, primo indicatore della capacità delle imprese del settore di conseguire margini lordi sulle vendite, è aumentato più che proporzionalmente rispetto ai ricavi.

Fra i produttori italiani di macchinari per l’industria ceramica, l’andamento del CLUP (costo del lavoro per unità di prodotto) evidenzia il conseguimento di efficienza anche nella gestione del personale perché, a fronte di un costo del lavoro per addetto relativamente elevato rispetto al resto del mondo (quello italiano, come anche quello tedesco, non è soltanto determinato dai profili retributivi, ma anche da un elevato livello del cuneo fiscale sul lavoro), tuttavia la sua incidenza media sul fatturato è bassa (20,2%) ed in diminuzione di circa mezzo punto percentuale nell’ultimo anno. Questo progresso in termini di efficienza nell’impiego di manodopera è conseguito soprattutto dalle medio-grandi e grandi imprese.

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