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Brexit “no deal”, a rischio esportazioni di food e macchinari

4 Marzo 2019

Le conseguenze della Brexit sull’economia europea sono al centro delle analisi dei principali analisti mondiali. Tra i settori più colpiti vi sarà certamente la filiera alimentare che lega a doppio filo la Gran Bretagna al resto dell’Europa. Una Brexit no deal” (senza accordo con l’Ue) potrebbe creare infatti problemi non solo per i dazi doganali e l’aumento dei prezzi del food, ma anche per l’approvvigionamento di prodotti alimentari nel Regno Unito. A lanciare l’allarme sono i principali player della GDO britannica e le più importanti catene di fast food, che hanno inviato al Governo una lettera congiunta nella quale si esprime preoccupazione per gli scenari futuri. Le preoccupazioni peraltro sono reali, visto che un terzo dei prodotti alimentari consumati nel Regno Unito è importato dall’Europa. I vertici delle aziende evidenziano inoltre come la situazione possa rivelarsi ancor più difficile nel caso di prodotti freschi e deperibili che necessitano di una catena di fornitura just in time, che risulterebbe notevolmente compromessa in caso di mancato accordo.

Si tratta di un giro d’affari che attualmente vale circa 35,5 miliardi di euro. L’Italia, ad esempio, esporta oltremanica alimenti per un valore annuo di circa 2,9 miliardi di euro e ne importa per 562 milioni. Dall’analisi elaborata dal think tank “Farm Europe” (interlocutore delle istituzioni dell’Unione europea sulle sfide della PAC), emerge che a forte rischio sono anche gli scambi di Olanda (6,9 miliardi), Irlanda (5,2 miliardi), Francia (5 miliardi) e Germania (4,5 miliardi). In pericolo vino, prodotti a base di carne, latticini e formaggi, che dovrebbero affrontare l’eventuale concorrenza di player stranieri attivi sul mercato mondiale.

In aggiunta, sulla base delle analisi del Centro Studi UCIMA-MECS, una Brexit “no deal” potrebbe causare una perdita di crescita fra 1 e 3 punti percentuali (circa la metà in caso di accordo), determinando una ricaduta significativa anche sulle nostre esportazioni di beni strumentali verso il Regno Unito, che già oggi sono in una fase di ristagno e che potrebbero essere aggravate da possibili effetti di sostituzione dei macchinari europei con produzioni extra-europee. Una frenata della crescita inglese potrebbe quindi, a cascata, ricadere sulle nostre esportazioni di macchinari per il packaging, che potrebbero ridursi fra 1 e 2 punti percentuali. Data la rilevanza del mercato britannico delle macchine packaging, che oggi ammonta a quasi 1,2 Miliardi di Euro di cui quasi 200 Milioni importati dall’Italia (su un totale di 700 Milioni di Import dell’UK), sarebbe un duro contraccolpo, particolarmente severo proprio nel segmento dei macchinari per il packaging del food, che già soffriva di un rallentamento rispetto agli altri segmenti di destinazione dei macchinari italiani.

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