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Dall’Ue più fondi per la promozione agroalimentare degli Stati membri

5 Marzo 2019

Salgono a 191,6 milioni di euro i finanziamenti 2019 che l’Ue ha destinato per la promozione dei prodotti agroalimentari europei nel mondo (+12,5 milioni in più rispetto al 2018). Una cifra corposa, pari a 89 milioni, sarà assegnata a campagne in Paesi ad alta crescita come Canada, Cina, Colombia, Giappone, Corea, Messico e Stati Uniti, altri 35 milioni verranno confluiti nella promozione di prodotti Dop, Igp e bio allo scopo di aumentare i consumi di frutta e verdura nel mercato interno (8 milioni) e le esportazioni di carne verso i Paesi terzi (5 milioni). Spazio anche ai finanziamenti per la promozione di prodotti specifici come il riso e le olive da tavola (2,5 milioni ciascuno). Sulla questione riso, la Commissione Ue si è peraltro espressa a favore dell’Italia, riconoscendo il danno economico causato dalle importazioni di riso a “dazio zero” da Cambogia e Birmania e avanzando la proposta di ripristino dei dazi per tre anni.  Secondo Coldiretti, infatti, le importazioni europee di riso dalla Birmania sono aumentate del 66%, tra settembre 2017 e luglio 2018, mettendo seriamente a rischio il primato nazionale in Europa dove l’Italia è il primo produttore con 1,50 milioni di tonnellate di riso su un territorio coltivato di 234.300 ettari (circa il 50 % dell’intera produzione Ue).

Riso a parte, buone notizie per l’agroalimentare Ue provengono anche dal recente accordo con il Giappone (Japan-UE Free Trade Agreement, JEFTA, in vigore dal 1° febbraio 2019), un’intesa che offre importanti opportunità di crescita per le esportazioni degli Stati membri, grazie alla soppressione dei dazi sull’85% dei prodotti agroalimentari e del vino destinati al mercato nipponico.
Secondo le stime elaborate dalla Commissione, l’export di settore dell’Unione potrebbe addirittura raddoppiare rispetto al giro d’affari attuale che si attesta sui 6 miliardi di euro l’anno.

Tuttavia, secondo le analisi del Centro Studi UCIMA-MECS sui flussi dell’interscambio commerciale con l’Europa, si tratta di un’arma a doppio taglio: infatti questo abbattimento di barriere tariffarie, mentre da un  lato avvantaggerà certamente le importazioni giapponesi di beni made in Europe, d’altra parte favorirà un deprezzamento dello Yen (che nell’ultimo anno si era progressivamente rivalutato) che finirebbe per favorire le esportazioni giapponesi in tutti i settori di tradables (inclusi i beni strumentali). Si rischia, dunque, di sostenere il PIL nipponico a danno di tutti i suoi partner commerciali (EU in primis). A paventare effetti negativi dal JEFTA ci sono anche i vertici della Coldiretti, secondo cui l'intesa Ue-Giappone non solo non tutela i prodotti italiani ma anzi legittima la pirateria alimentare. I marchi italiani tutelati sarebbero infatti solo 18 nel settore food e 28 nel settore bevande alcooliche. Si teme inoltre che l'intesa di libero scambio consenta che sul mercato nipponico giungano imitazioni e falsi made in Italy, in realtà prodotti altrove.

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