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Il rallentamento tedesco

24 Aprile 2019

Pur avendo scongiurato per un soffio la recessione, le previsioni sul PIL della Germania mostrano un tasso di crescita ulteriormente rivisto allo 0,5% nel 2019, dato fortemente ridimensionato sia rispetto alle previsioni precedenti che rispetto alla crescita media degli ultimi quattro anni (superiore al 2%); in buona sostanza, se non è recessione, è certamente una brusca frenata.

Sulle ragioni del raffreddamento molti analisti tedeschi concordano sul fatto che la mancata crescita della Germania sia attribuibile a cause non strutturali. In particolare fanno da freno alla crescita:

  • il rallentamento del settore automobilistico e del suo indotto: il ristagno delle vendite del gruppo Daimler nel 2018 (+2%) e del gruppo Volkswagen (+1%) sono prevalentemente causati da motivazioni tecnico-ambientali: gli effetti avversi dell’introduzione degli standard WLTP in Europa. A ciò si deve aggiungere che la competitività di prezzo delle auto tedesche si scontra con gli ingenti investimenti che le aziende dell’automotive devono affrontare, soprattutto per la conversione all’auto elettrica;
  • l’incertezza delle imprese tedesche davanti a minacce esterne (in primo luogo Brexit, poi il rallentamento della crescita cinese e statunitense ma anche di quella italiana)

Sarebbero pertanto superflui e costosi nuovi stimoli fiscali sulle tasse delle imprese, ora ipotizzati dal Governo, dal momento che gli sgravi fiscali non basterebbero ad arginare quella che, in larga misura, è una congiunturale crisi di fiducia delle imprese.

In una prospettiva di più lungo periodo, tuttavia, il rallentamento tedesco potrebbe divenire stagnazione se non verranno effettuati gli investimenti pubblici in infrastrutture (soprattutto digitali), in istruzione e formazione professionale che già oggi si mostrano necessari. Il gap infrastrutturale sul digitale (soprattutto reti a banda larga e dorsali in fibra ottica) è imponente: si stima che occorrerebbero alla Germania oltre 100 miliardi di Euro entro il 2025 per mettersi al pari dell’Italia in termini di infrastruttura digitale. Non a caso il Digital tax index pone l’Italia al secondo posto dietro l’Irlanda come Paese più attrattivo per investimenti digitali, dal punto di vista degli incentivi pubblici, mentre la Germania è solo al 31° posto. 

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