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Investimenti, sinergia con i produttori di macchinari e primato tecnologico rendono le piastrelle ceramiche italiane sempre più competitive.

27 Settembre 2018

Nel 2017 si assiste, nelle imprese italiane che producono piastrelle ceramiche, ad una crescita della spesa per investimenti: infatti, in controtendenza con il 2016, gli investimenti in capitale fisso industriale e in scorte tornano a crescere (del 7% e 1,5%, rispettivamente). Si conferma invece il rallentamento dei processi di ristrutturazione del personale. Il pattern degli investimenti nelle aziende del resto del mondo mostra invece un diffuso ridimensionamento in tutte le componenti dei beni capitali.

Occorre inoltre confermare e sottolineare, nelle imprese italiane, un più alto grado di utilizzo dell’attrezzatura produttiva installata (ROT italiano medio pari a 0,85 contro 0,77 nei produttori esteri), rispetto al resto del mondo, il ché evidenzia una leggera superiorità italiana nell’efficienza di impiego del capitale investito. Tuttavia la presenza di accumulazione di scorte porta a ritenere che, nelle aziende italiane, si sia ancora lontani dal pieno impiego della capacità produttiva installata.

Il processo virtuoso in base al quale gli ingenti investimenti degli ultimi anni determinano, quando le attrezzature produttive vanno a pieno regime, una crescita della produttività, viene confermato anche nel 2017: infatti la produttività per addetto (valore aggiunto/addetto), mostra nel 2017 un ulteriore incremento di circa 2.000 Euro per occupato (all’incirca in linea con l’incremento del costo del lavoro per addetto). D’altra parte, nelle altre imprese mondiali la produttività è del tutto stagnante. Ciò rappresenta una componente competitiva con la quale l’Italia tiene il passo non solo con le altre realtà produttive occidentali, ma non viene superata di troppo nemmeno dai produttori asiatici. La crescente maturità tecnologica di molti produttori mondiali (soprattutto dell’est Europa), unitamente a più bassi costi del lavoro, determina comunque la persistenza di un vantaggio di profittabilità delle imprese straniere che si può quantificare in mezzo punto percentuale in termini di ROI, poco sopra un punto percentuale in termini di ROS e fra i 3 e i 4 punti in termini di EBITDA. Tuttavia, in termini di utile netto, tale vantaggio si riduce a solo mezzo punto percentuale.

La competitività italiana è, in ultima analisi, garantita dall’elevato ammontare degli investimenti tecnologico-produttivi per addetto (i più alti fra tutti i produttori mondiali), a loro volta favoriti dalle economie di prossimità distrettuale e dal continuo trasferimento tecnologico bi-direzionale fra settore dei macchinari per l’industria ceramica e settore delle piastrelle.

Oltre a questi fattori dal lato della tecnologia dei processi produttivi e dei suoi costi, occorre poi ricordare che parte della competitività italiana discende dal posizionamento in segmenti che, per design e qualità, sono i più alti dell’intero settore mondiale. Infatti le piastrelle italiane non competono, se non marginalmente, sui segmenti produttivi di qualità standard e di larghissimo consumo come quelli asiatici, dove il basso costo del lavoro è ancora sufficiente a garantire elevati margini di redditività, ma, al contrario, i prodotti italiani permangono estremamente competitivi in quei segmenti high quality-high price nei quali le nostre piastrelle sono maggiormente protette dalla concorrenza.

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