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Italia in testa alla classifica dei paesi più attrattivi per il business digitale.

19 Ottobre 2018

L’attrattività dei paesi relativamente agli FDI (foreign direct investments), gli investimenti diretti esteri, dipende da numerosi fattori tra i quali assumono particolare rilevanza: la collocazione geografica del paese per la logistica ed il trasporto delle materie prime, dei semilavorati e delle vendite/esportazioni di prodotti finiti; la chiarezza e trasparenza del quadro socio-politico e normativo; la presenza di adeguate dotazioni infrastrutturali; il regime fiscale degli utili prodotti e, più in generale, la remunerazione netta attesa del capitale investito. Mentre è noto che il quadro normativo e la stabilità politica sono, in Italia, largamente migliorabili, tuttavia in termini di location il nostro paese presenta una posizione chiave per il collegamento commerciale fra paesi mediterranei, al crocevia fra Europa, Medio oriente e Nord Africa. L’Italia sarebbe pertanto da considerarsi un hub naturale del commercio sia con l’Europa e con gli altri paesi del mediterraneo, sia verso il vicino ed estremo oriente, come storicamente attestato dall’elevata vocazione all’export del nostro settore manifatturiero. Purtroppo, però, in merito alla dotazione infrastrutturale, va evidenziato un forte ritardo nell’adeguamento della infrastrutturazione viaria, ferroviaria e portuale, caratterizzate da reti ancora troppo poco integrate ed efficienti per i volumi di traffico commerciale che esse oggi sarebbero chiamate a sostenere.

All’estremo opposto si colloca l’infrastrutturazione di reti per il trasporto dei dati, che, al contrario, vedono l’Italia fra le realtà europee meglio dotate di dorsali , hub e reti digitali (soprattutto il Nord ed in particolare l’Emilia Romagna e la Lombardia). Quello che, dunque, è un gap infrastrutturale nel trasporto fisico diviene un punto di forza del nostro paese nell’interconnettività digitale, straordinariamente importante per gli sviluppi delle tecnologie informatiche delle nuove ICT e per quell’enorme volume di dati in transito richiesti dal settore manifatturiero e terziario delle imprese 4.0.

Coerentemente con questa nuovissima ed importante nuova dotazione di infrastrutture per l’economia digitale, l’Italia ha promosso una serie di incentivi pubblici per favorire le imprese che presentano modelli di business (sia B2C che B2B) incentrati sul digitale. Il risultato di queste nuove politiche industriali è stato al disopra di tutte le attese, come si mostra nel Report della società pwc (PricewaterhouseCoopers Gmbh.) sull’attrattività dei diversi paesi per investimenti in nuove imprese con modelli di business digitale. In tale studio, condotto dal Centro ZEW e dall’Universität Mannheim su dati 2017, emerge come L’Irlanda, l’Italia e l’Ungheria siano i paesi maggiormente attrattivi per i FDI. In particolare l’Italia, grazie agli incentivi pubblici, raggiunge il secondo posto (su 33 paesi OECD: Belgio al 6° posto; UK al 16° posto; Germania, USA e Giappone agli ultimi posti della classifica), segnando un formidabile miglioramento di ben 20 posizioni nel ranking. Grazie agli incentivi, infatti, l’aliquota di imposta media effettiva che grava sul capitale di rischio investito in queste imprese è negativa (di fatto è un sussidio fiscale), mentre è noto che per le imprese tradizionali (in assenza di incentivi) l’incidenza della pressione fiscale (tributaria e contributiva) sul capitale è, in Italia, tra le più alte d’Europa.

Riguardo la remunerazione del capitale di rischio (rappresentato nel Report pwc da un costo opportunità: il Cost of Capital), l’Italia si classifica prima assoluta, con un tasso negativo: -4%: si tratta del rendimento del capitale di rischio che un investitore o venture capitalist richiederebbe per investire nel Paese. Se tale indicatore è molto basso (o addirittura negativo), ciò implica che, a parità di rischio, anche business inizialmente poco profittevoli garantirebbero, grazie agli incentivi pubblici, una remunerazione dell’investimento migliore rispetto agli altri impieghi e che, quindi, il paese presenta una elevata attrattività per l’investimento. Segue, al secondo posto la Francia, con un costo anch’esso negativo, ma inferiore al -1%. Su questo secondo indicatore gli USA si classificano un po' meglio (al 15° posto) ma Germania e Giappone risultano comunque il fanalino di coda della classifica.

Rapporto completo: Studie von PwC und ZEW vergleicht steuerliche Standortbedingungen für digitale Geschäftsmodelle

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