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La crisi della Turchia e gli effetti sul settore dei macchinari packaging

17 Settembre 2018

Una delle principali cause di incertezza e crisi nella congiuntura internazionale, per i suoi riflessi sulle esportazioni di macchinari per il packaging, è costituita dalla recente, dirompente crisi valutaria della Turchia. La lira turca ha perso, nel corso dell’anno, più del 40% del suo valore rispetto al dollaro USA.

Con un deprezzamento di tale portata, dal punto di vista della competitività valutaria, la Turchia sarà quindi costretta a ridurre drasticamente le importazioni (inclusi i macchinari per il packaging italiani, insieme a quelli degli altri paesi) e godrà al contrario, almeno all’inizio, di un cospicuo vantaggio competitivo nell’export.

Tuttavia l’elevato ammontare del debito pubblico (prevalentemente a breve termine e proveniente da prestatori esteri, incluso il Fondo Monetario Internazionale) determina un notevole ampliamento dell’onere degli interessi, cosicché si potrebbe verificare una situazione di default o, peggio, di ripudio del debito che, a sua volta, potrebbe provocare una dirompente fuga di capitali dal paese tale da mettere a serio rischio la normale prosecuzione delle attività produttive.

Possibili ripercussioni della crisi turca

Bisogna ricordare che l’indebitamento del settore privato in Turchia è considerevole (anche se il debito pubblico ammonta a solo poco più del 40% del PIL): entro un anno dovrà pagare 220 miliardi di dollari per onorare questi debiti, sui quali le società di rating internazionale prevedono un elevato rischio di insolvenza. L’aumento dei tassi d’interesse negli Stati Uniti ha, poi, reso poi più conveniente riportare parte degli investimenti in dollari negli USA, aggravando significativamente il deprezzamento valutario turco.

Al problema del debito pubblico turco si va a sommare la guerra dei dazi di Trump (che hanno colpito l’acciaio e l’alluminio). Dal punto di vista degli effetti indiretti, i dazi colpiscono la Turchia anche attraverso l’interscambio commerciale della Turchia con l’Iran, anch’esso colpito dalle restrizioni statunitensi.

Insieme, questi due fattori di incertezza rischiano di produrre un tracollo dell’intero sistema economico turco e forse non solo turco.

 Se la bolla turca dovesse esplodere, inoltre, questa nuova turbolenza finanziaria potrebbe legittimamente investire e/o aggravare la situazione debitoria di Paesi come Argentina, Brasile e Sudafrica: tutti questi paesi dovranno infatti fare i conti, entro circa un anno, con la scadenza di debiti del valore complessivo di oltre mille miliardi di dollari.

Possibili attenuazioni della crisi

Dal 15 agosto scorso (su richiesta del governo turco) è stato proposto un reclamo ufficiale avanti il WTO, sulla politica doganale statunitense. Un’eventuale soluzione compromissoria potrebbe contribuire a mitigare gli effetti di alcuni (o tutti) i dazi di Trump, non soltanto sulla Turchia, ma anche su Canada, Cina, Brasile, Russia ed Europa.

La Cina, in particolare, ha offerto all’Iran un aiuto a breve termine. E’ quindi del tutto possibile che la Cina, e forse anche la Russia, si offrano di sostenere, in tutto o in parte, il Governo di Ankara davanti alla minaccia di crisi del debito.

Tenendo conto di tutti questi scenari, il Centro Studi Ucima-Mecs ha prodotto una revisione al ribasso delle previsioni sulla crescita attesa del mercato dei macchinari per il packaging in Turchia e della crescita attesa delle esportazioni Italiane verso il paese: il mercato turco, che a fine 2017 ammontava a 745 milioni di Euro, presenterà, tra oggi e il 2020, un CAGR negativo del -3,4% annuo. Il modello previsionale "CUBO" Ucima (terza edizione, ora disponibile) evidenzia però che, anche in questo scenario di restrizione del mercato turco, le esportazioni italiane di macchinari per il packaging si ridurranno in media di solo -0,1 punti percentuali all’anno, così determinando, in ogni caso, un incremento delle quote di mercato delle imprese italiane.

Per maggiori dettagli è disponibile la 3° edizione del report "Macchine packaging: valore dei mercati globali e previsioni 2018-2020" (con dati previsionali che tengono conto della congiuntura macroeconomica di tutti i teatri di crisi: Brasile, Venezuela, Argentina, USA, Canada e Messico, UK, Cina, Nigeria)

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