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Bilanci 2016: il settore delle piastrelle ceramiche italiane cresce a pieno regime

2 Ottobre 2017

Sulla base dei nuovi dati di bilancio internazionali 2016, analizzati presso il Centro Studi Acimac, emerge che il processo di rafforzamento della nostra produzione di piastrelle ceramiche ha permesso di consolidare, anche nel 2016, un importante risultato in termini di crescita, particolarmente apprezzabile se confrontato con il risultato dei produttori del Resto del Mondo.

Il settore di produzione delle piastrelle ceramiche continua infatti a registrare, nei dati consuntivi del 2016, una crescita sostenuta, sia rispetto al già eccellente risultato del 2015, sia in confronto alle tendenze della produzione e della profittabilità a livello mondiale (il campione preso in esame, pur contenendo i dati di molti produttori dell’Europa Occidentale e del continente americano, rappresenta in modo più significativo le realtà dei produttori ceramici dell’Est Europeo e dell’Asia).

Più in dettaglio, oltre l’80% delle aziende italiane del campione internazionale ACIMAC hanno presentato un fatturato in crescita, nell’ultimo anno (tale quota era del 61% nell’anno precedente), mentre presentano fatturati in crescita solamente il 59,5% fra le imprese internazionali diverse dalle italiane. Analogamente, se confrontiamo le aziende italiane in utile con quelle degli altri paesi, scopriamo che sono risultate in bonis ben l’85% delle italiane (in netto progresso rispetto al 67,4% dell’anno precedente), contro il 79,3% del Resto del Mondo.

Quota % di aziende in utile e quota % aziende con ricavi in crescita. Dati 2016.

Il risultato italiano, dunque, manifesta un diffuso processo di accelerazione nella crescita dei fatturati (in progresso di oltre il 5%) che procede e si rafforza dall’anno precedente. Tuttavia si osserva un mutamento del pattern della crescita: rallentano le ristrutturazioni del personale e, dopo il boom dell’anno precedente, si osserva un rallentamento anche degli investimenti in capitale fisso industriale: quest’ultimi crescono del 2,6% contro il 4,4% dell’anno precedente. Si intensifica, invece, la quota di investimenti in intangible fixed assets (marchi e brevetti) che crescono dell’11,4% (contro il 9% del 2015).

Esattamente opposto il pattern degli investimenti nelle aziende del resto del mondo, ove si osserva una crescita degli investimenti totali in capitale fisso più grande rispetto alla crescita degli intangibles. Questo diverso processo di investimento (maggiormente orientato, in Italia, alla R&S su prodotti piuttosto che su nuovi impianti e processi) è confermato dal grado di utilizzo dell’attrezzatura produttiva installata (ROT), che in Italia risulta maggiore ed in crescita rispetto al resto del mondo.

Nonostante il rallentamento della crescita degli investimenti in immobilizzazioni materiali, prosegue il processo virtuoso in base al quale gli ingenti investimenti degli ultimi anni determinano, quando le attrezzature produttive vanno a pieno regime, una significativa crescita della produttività: la produttività per addetto, che già l’anno precedente era in forte crescita nelle aziende italiane, fa infatti un vero e proprio balzo in avanti di oltre diecimila Euro, in media, per ciascun occupato.

Insieme al fatturato, agli ordinativi ed al grado di utilizzo degli impianti, si riducono poi ulteriormente le consistenze medie delle scorte di prodotti finiti, segnale dell’approssimarsi di una situazione di pieno impiego della capacità produttiva. 

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