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Piastrelle ceramiche italiane: un settore sempre più profittevole

2 Ottobre 2017

Un’ulteriore crescita della redditività aziendale emerge con chiarezza dalle analisi dei bilanci 2016 del settore delle piastrelle ceramiche italiane, effettuate presso il Centro Studi Acimac. Il processo di creazione di valore da parte dei produttori italiani continua infatti la sua corsa, con la significativa crescita della redditività del capitale investito e delle vendite (ROI e ROS, rispettivamente, entrambi in progresso, rispetto al 2015, di oltre 2 punti percentuali). L’EBITDA (anch’esso cresciuto di oltre 2 punti percentuali) risulta pari a oltre il 10%, in gran parte determinato dal primo margine lordo industriale (valore aggiunto/fatturato) che cresce dal 29,8% al 31,9%. Nel contempo, l’incidenza del costo del lavoro sul fatturato scende di quasi un punto.

È importante notare che la competitività delle produzioni italiane di piastrelle in termini di costo del lavoro in rapporto al fatturato è elevata sebbene il costo del lavoro per addetto sia molto alto ed in crescita (55.000 Euro medie per addetto contro 53.000 dell’anno precedente). Va ricordato, a questo proposito, che ciò che conta non è il costo medio del lavoro, peraltro in Italia inclusivo di un significativo cuneo fiscale, bensì l’incidenza del costo del lavoro su ciascuna unità prodotta (CLUP). Questa competitività di costo italiana è, in ultima analisi, garantita dall’elevato ammontare degli investimenti tecnologico-produttivi per addetto effettuati nello scorso triennio, che hanno portato le imprese italiane ad esibire il più alto capitale per addetto fra tutti i produttori mondiali. A loro volta, tali investimenti sono stati favoriti dalle economie di prossimità distrettuale e dal continuo trasferimento tecnologico bi-direzionale fra settore dei macchinari per l’industria ceramica e settore delle piastrelle.

Grazie a queste virtuose pratiche industriali di investimento e specializzazione tecnologica, le produzioni italiane vantano oggi livelli elevatissimi di produttività e di qualità dei processi e dei prodotti. Infatti le piastrelle italiane non possono, se non con grande difficoltà, competere sui segmenti produttivi di qualità standard e di larghissimo consumo come quelli asiatici, dove il basso costo del lavoro è ancora sufficiente a garantire elevatissimi margini di redditività, ma, al contrario, i prodotti italiani permangono estremamente competitivi in quei segmenti high quality-high price nei quali le nostre piastrelle sono maggiormente protette dalla concorrenza con i produttori dell’Est europeo e dell’Asia.

 

Indicatori di bilancio selezionati per area geografica

  ITALIA MONDO
  2016 Media 14-16 2016 Media 14-16
ROI 5.11 3.47 6.86 6.67
ROS 6.09 3.99 8.73 8.45
ROT 0.88 0.83 0.76 0.78
Valore aggiunto/fatturato% 31.88 30.30 31.70 31.70
Valore aggiunto per addetto 91.60 83.27 28.31 27.48
Costo del lavoro/Fatturato % 19.07 19.84 15.89 15.42
EBITDA % 10.50 8.79 14.04 13.72
EBIT % 5.91 3.93 8.72 8.55
Utile/Perdita % 4.82 2.74 5.83 5.66
Costo del lavoro per addetto 55.46 53.55 13.87 13.50
Equity ratio % 398.8 389.6 143.3 141.8
Leverage 4.34 4.04 2.36 2.34
Gearing 115.84 115.95 81.10 77.92

Fonte: Centro Studi Acimac – Financial Statement Analysis – World Ceramic Tile Manufacturers (4 Edition)

Nelle imprese italiane di piastrelle ceramiche migliorano poi ulteriormente, ed in modo significativo, nel 2016 anche gli indicatori di salute e robustezza finanziaria: il cashflow ed il grado di copertura reddituale (EBIT) degli interessi passivi, attestando così un maggiore equilibrio fra gli effetti della gestione economica e quelli della gestione finanziaria. Stabile risulta invece il grado di la capitalizzazione (equity ratio): le imprese che accrescono la capitalizzazione sono infatti controbilanciate, come effetto complessivo, da quelle che invece approfittano del basso costo del denaro per finanziare gli investimenti con capitale di terzi, sfruttando positivamente l’effetto leva finanziaria.

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