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Cambia la geografia dei Paesi emergenti: dai Brics ai Ticks?

I Brics, considerati da anni il motore della crescita di gran parte del Pil mondiale stanno dando segni di cedimento o, comunque, di mutamento. Si tratta di una fisiologica transizione verso un sistema economico trainato dai consumi, oppure di un rallentamento di alcune economie fino a ieri in fase di sviluppo?

I nuovi protagonisti della scena globale, definiti dall’acronimo Ticks (Taiwan, India, Cina e Corea del Sud) hanno attirato l’attenzione dei media di tutto il mondo, ed un articolo che ha suscitato molto dibattito fra gli economisti è quello di Steve Johnson sui nuovi mercati emergenti dal titolo “The Brics are dead. Long live the Ticks” dello scorso 28 gennaio.

Il graduale cambiamento si sta manifestando in forme diverse. I Pil di Brasile e Russia sono ormai in caduta, mentre l'economia cinese, responsabile per un terzo dell’attività dei Brics, sta significativamente rallentando la sua attività manifatturiera con un importante impatto sugli altri Paesi emergenti e sul prezzo delle commodities. Intanto, la decisione cinese di svalutare il renminbi nella direzione di una sua liberalizzazione finanziaria perturba i mercati valutari. Gli equilibri cambiano e, in un clima di incertezza globale, in pochi sono disposti a scommettere che una crescita più alta in Cina si possa di nuovo tradurre non soltanto in una maggiore domanda di beni finiti da parte della Cina, ma anche di parti, componenti e materie prime dal Sudest asiatico.

Con una popolazione sempre più giovane e avvezza alle nuove tecnologie, i nuovi consumatori appartenenti all’area Ticks si dimostrano molto ricettivi verso le proposte tecnologiche in aree come l’e-commerce e lo shopping online, sicuramente con tempi di adattamento di molto inferiori a quelli riscontrati nei consumatori statunitensi. Come sottolinea Steven Holden, fondatore di Copley Fund Research, che gestisce 230 miliardi di dollari in 120 fondi dei mercati emergenti (EM):

 «La tecnologia sta dilagando e il consumatore è il focus degli investitori negli emergenti. Non credo che la maggior parte delle persone ne sia consapevole. Pensano ancora a Brasile, Russia, alle grandi compagnie energetiche. Invece tutto è cambiato enormemente».

In questo mutamento degli equilibri globali, la geografia dei Paesi emergenti si evolve verso nuove frontiere: Ticks anziché Brics significa tecnologia anziché energia (gas, petrolio, materie prime), servizi ai consumatori anziché beni fisici. Gli investitori si stanno già muovendo all’interno di questo nuovo scenario mondiale: come spiega Steven Holden, fondatore del Copley Fund Research, i fondi specializzati in mercati emergenti investono oggi, in media, per quasi il 54% nei Ticks e solo per poco più del 41% nei Brics. E, considerando che Cina e India fanno parte di entrambi, non è difficile capire chi faccia la differenza.

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